Schegge di Memoria

Schegge di Memoria

IMG_0385Santa Margherita Ligure, Casa Comunale 25 aprile 2013

Buongiorno a tutti, mi chiamo Maria Grazia Barbagelata, mi occupo della Sezione ligure dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui, che raccoglie Reduci e Famigliari dei caduti e superstiti dei militari dislocati nelle isole greche di Cefalonia e Corfù durante l’ultimo conflitto mondiale, dei quali ricorre proprio quest’anno il 70° anniversario del loro sacrificio. Con sincera emozione affronto questa mia prima ”Orazione Ufficiale” e saluto Voi tutti, Sig. Sindaco, Sig.ri Rappresentanti delle Istituzioni Civili, Militari, Associazioni d’arma, combattentistiche e di Volontariato. Esprimo innanzitutto un ringraziamento particolare al Signor Sindaco, dott. Roberto De Marchi; senza il suo aiuto ed interessamento riguardo alla vicenda storica di Cefalonia e, in particolare, di mio zio, il caporale del 317° Fanteria, Luigi Barbagelata, cittadino sammargheritese, non sarei qui a ricordare la Divisione Acqui e gli avvenimenti che a partire dall’armistizio dell’8 settembre 1943 portarono al giorno della Liberazione dal nazifascismo che ricordiamo oggi.

Al crollo del regime fascista ed all’armistizio fece seguito un generale processo di IMG_0280disgregazione. L’Italia fu spaccata in due. Le istituzioni si sfaldarono. Le Forze Armate, prive di ordini precisi, si sbandarono. Dopo tre anni di guerra a fianco della Germania nazista, l’Italia era prostrata materialmente e moralmente. Fra il regime ed il popolo italiano il distacco era diventato incolmabile. Dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia e la caduta del fascismo, l’armistizio con gli angloamericani fu una scelta tanto obbligata, quanto travagliata. La presenza massiccia delle truppe naziste, così divenute nemiche ed occupanti, rese terribili i due anni seguenti. L’8 settembre 1943 fu dunque il momento delle scelte, tanto più drammatiche in quanto i punti di riferimento erano scomparsi. In questo contesto, la figura dell’Ammiraglio Carlo Bergamini, comandante in capo delle forze navali da battaglia e presente a bordo della Corazzata Roma, la più prestigiosa unità della Regia Marina, si staglia drammaticamente nelle terribili ore che seguirono l’armistizio.

Fu chiara la volontà di Bergamini e di tutta la Marina di non far cadere le nostre navi nelle mani dei nazisti, (citando le parole del ministro della Difesa Giampaolo di Paola, “Bergamini non ebbe paura di andare controcorrente. Mentre molti si sbandarono, in quelle drammatiche e confuse giornate, egli seppe mantenere ben salda la barra al centro”). Ma nel pomeriggio del 9 settembre ’43, nelle acque al largo dell’Isola dell’Asinara, la precisione delle bombe radiocomandate tedesche pose fine alla drammatica vicenda; la Corazzata Roma affondò in meno di un’ora, portandosi dietro gran parte dell’equipaggio, tra cui lo stesso ammiraglio. Riguardo a questa tragedia, vorrei ricordare un altro cittadino sammargheritese, Giuseppe Lepori, medaglia d’argento, sopravvissuto ai drammatici fatti e che, purtroppo, non è più con noi da diversi anni. Come a Cefalonia le colpe del fascismo caddero sugli incolpevoli, che perirono in combattimento o vennero trucidati nelle rappresaglie naziste.

Cito una significativa parte del discorso che il nostro Presidente Giorgio Napolitano pronunciò a Cefalonia, proprio un 25 Aprile, nel 2007:

“E’ la Festa di tutti gli italiani.”

IMG_0355“E proprio perché il 25 aprile sia riconosciuto e sentito come Festa di tutti gli italiani, è importante dare il giusto posto – nella memoria storica e nella coscienza comune – alle diverse tappe e alle molteplici componenti del processo di maturazione e di lotta che sfociò nell’approdo glorioso di una liberazione piena del nostro paese e del nostro popolo. Accanto al decisivo apporto delle formazioni partigiane, fu altamente significativo e obbiettivamente importante il contributo sia dei militari chiamati a repentine, durissime prove all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, sia degli ufficiali e dei soldati che si unirono ai partigiani rafforzandone la capacità di combattimento, sia delle nuove forze armate che si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione.”

I militari di stanza a Cefalonia e Corfù, dopo l’8 settembre ’43 furono chiamati alla durissima prova di cui parlava il nostro Presidente. Abbandonati a loro stessi, senza guida di fronte alla reazione tedesca, Il 14 settembre ‘43, la Divisione Acqui fu posta dal suo comandante, il generale Antonio Gandin, di fronte a una scelta: combattere a fianco dei tedeschi oppure cedere loro le armi, o, ancora, tenere le armi e combattere. I militari italiani scelsero quest’ultima. Quindi “Si combatte contro i tedeschi”, si legge in una lettera scritta da un soldato alla famiglia.

Come disse l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel suo discorso a Cefalonia nel 2001: “La loro scelta consapevole fu il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo.”

All’annuncio che la Divisione Acqui non avrebbe ceduto le armi seguì l’ordine tedesco di IMG_0373agire con durezza nei confronti degli italiani “traditori”, di effettuare esecuzioni di massa, insomma fu scatenata una rappresaglia di dimensioni eccezionali. Cefalonia racchiude e anticipa l’intera stagione della Resistenza contro il nazismo: dal rifiuto della collaborazione con i tedeschi alla lotta partigiana, alla ricostituzione dell’Esercito italiano che affiancherà gli Alleati. Purtroppo altri massacri per rappresaglia devasteranno l’Italia: Fosse Ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, solo per ricordarne alcuni. Il sacrificio estremo di uomini coraggiosi e popolazioni che parteciparono alla lotta. Infatti non furono soltanto le armate alleate, con l’apporto in combattimento dell’Esercito Italiano, a liberare, a prezzo di gravi perdite, l’Italia tutta. Alla propria liberazione diede un contributo determinante il popolo italiano stesso: in primo luogo, con l’opera tenace ed eroica delle formazioni partigiane costituitesi nelle campagne, nelle montagne, nelle città d’Italia. Quel 25 aprile 1945, all’indomani dell’ordine dell’insurrezione generale delle forze della Resistenza dato dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, molte città del Nord, grandi e piccole, vennero liberate dai partigiani, prima dell’arrivo delle forze alleate. Riporto un comunicato radio di Paolo Emilio Taviani, allora membro del Comitato di Liberazione Nazionale genovese, emesso poche ore dopo l’atto di resa firmato dal generale tedesco Meinhold:

“Popolo genovese esulta. L’insurrezione, la tua insurrezione, è vinta. Per la prima volta nel corso di questa guerra, un corpo d’esercito agguerrito e ancora bene armato si è arreso dinanzi a un popolo. Genova è libera”.

Gli italiani, che pagarono il prezzo pesantissimo del riscatto morale e civile, si sacrificarono per realizzare istituzioni libere e democratiche, capaci di assicurare una lunga stagione di pace alle nuove generazioni.

Un esempio che abbiamo il dovere di tramandare e insegnare ai giovani, con tutti i mezzi, a partire dalle scuole, affinché questi avvenimenti tragici non siano più dimenticati e non debbano più ripetersi.

Vorrei concludere citando una frase di Italo Calvino, tratta dal suo primo romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno”, ambientato in Liguria all’epoca della Resistenza partigiana, di cui egli fece parte.

IMG_0392« Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano. ».

 

Viva la Resistenza.

Viva la Repubblica.

Viva l’Italia libera e unita.

 

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