Marcia della Memoria 2018 – Rabbino Giuseppe Momigliano

Se le parole sono pietre, allora quelle del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Genova Giuseppe Momigliano, pronunciate nella Sinagoga a temine della “Marcia della Memoria” del 5 novembre scorso, sono montagne. Montagne che seppelliscono definitivamente quel belato monotono e puerile, che si protrae da oltre un anno, da parte dell’Amministrazione Comunale di Rapallo, in merito alla deposizione – con tanto picchetto d’onore, quindi di fatto atto istituzionale e non privato – di una corona nastrata di tricolore al cippo dedicato agli appartenenti della “sedicente” repubblica sociale.  A nome, quindi, di tutti i cittadini. A nome, quindi, della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

“… Chi fu responsabile direttamente dell’orrore?
Chi lo condivise combattendo per quella parte; confondendo quella che poteva essere fedeltà alla Patria con il sostegno, consapevole,  ad un regime spietato che si prefiggeva di cancellare il valore della vita e della dignità dell’Uomo.  Chi cercò di rimanere in disparte, senza prendere posizione.

Chi, invece, aiutò gli Ebrei perseguitati?
Chi combatté per la Libertà.”

 

Non c’è paragone che regga se lo confrontiamo con quell’abisso che costoro hanno contribuito, in vita, a scavare. C’è spazio, ora, solo all’umana pietà che non si nega a nessuno. Non è ammissibile che il rappresentante dello Stato sul territorio continui in quel gesto, di fatto eversivo, facendo finta di nulla e dispensando mezzi sorrisi e ipocrite strette di mano confidando in quel silenzio sotto il quale si cerca di seppellire questa immensa vergogna.
Non c’è futuro senza memoria.

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